Riflessione semiseria in merito alla riduzione dei parlamentari (e al taglio del 3%).

Iniziamo a dire che la legge costituzionale sottoposta sottoposta a referendum popolare, prevede la riduzione del numero dei parlamentari, da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi. Il primo dato è la diminuzione del 36,51% di Parlamentari. Innegabile che ci sarà una diminuzione di spesa. Ma come facciamo a sapere quanto andremo a risparmiare effettivamente? Per farlo, abbiamo consultato il Bilancio triennale della Camera dei Deputati e il Bilancio di previsione per il triennio 2017-2019 del Senato della Repubblica. Dai bilanci delle due Camere del parlamento italiano si evince che: Nel 2017, la dotazione annuale (cioè le entrate derivanti da trasferimenti dello Stato) della Camera dei Deputati è stata di 943.160.000 euro. A questa cifra si sommano altre spese, come le entrate integrative e le entrate previdenziali, per un totale complessivo di 1.298.391.988 euro. Il totale delle spese per il Senato della Repubblica nel 2017 è stato di 539.500.000 euro . Quindi un deputato ci costa, ogni anno 2.060.939,66? Non è proprio così. In realtà nella cifra di bilancio ci sono tutti i costi di gestione dell’apparato Camera dei Deputati e, in maniera analoga, quella relativa al Senato. La spesa va estrapolata da quei costi riferibili direttamente al singolo Parlamentare. Attualmente i deputati hanno diritto a un’indennità lorda di 11.703 euro. Al netto sono 5.346,54 euro mensili più una diaria di 3.503,11 e un rimborso per spese di mandato pari a 3.690 euro. Ad essi si aggiungono 1.200 euro annui di rimborsi telefonici e da 3.323,70 fino a 3.995,10 euro ogni tre mesi per i trasporti. I senatori invece ricevono un’indennità mensile lorda di 11.555 euro. Al netto la cifra è di 5.304,89 euro, più una diaria di 3.500 euro cui si aggiungono un rimborso per le spese di mandato pari a 4.180 euro e 1.650 euro al mese come rimborsi forfettari fra telefoni e trasporti. Facendo un rapido calcolo e senza considerare le eventuali indennità di funzione i componenti del Senato guadagnano ogni mese 14.634,89 euro contro i 13.971,35 euro percepiti dai deputati. Ne consegue che la spesa annua si attesta 55.319.884,20 euro per i Senatori e 105.623.406 euro per i deputati. Tornando alle spese di prima, quelle prese dal bilancio, la differenza tra quanto cannibalizzato dalla Camera (1.298.391.988 euro) e lo stipendio dei Deputati (105.623.406) è una cifra mostruosa. La macchina burocratica ha bruciato la bellezza di 1.192.768.582 euro, cioè quasi dieci volte la spesa per gli stipendi che la Legge costituzionale vuol tagliare. Terminando i calcoli di prima. Emerge che con la riforma costituzionale si andrebbero a risparmiare 38.560.926 euro l’anno dal taglio dei deputati e 26.342.802 euro per i Senatori “tagliati”, per un totale annuo pari a 64.903.728. Un euro e otto centesimi per ogni cittadino italiano. In pratica la riforma epocale abbatte il costo delle Camere per una percentuale, a mio parere irrisoria, del 3% circa. Ogni Camera continuerà a costarci tantissimo ma avremo l’impressione di aver risolto un problema.